Albert Einstein avrebbe definito la capitalizzazione composta “l’ottava meraviglia del mondo”. Che l’abbia davvero detto o meno, una cosa è certa: il meccanismo degli interessi che generano altri interessi è uno dei fenomeni più potenti e sottovalutati della finanza personale.
La capitalizzazione composta funziona come una valanga: parte piccola, quasi impercettibile, ma crescendo accumula sempre più massa grazie al tempo.
Ed è proprio il tempo, più dei soldi investiti o del rendimento ottenuto, il vero alleato dell’investitore.
Perché il tempo è più importante del rendimento
Quando investi, gli interessi maturati sul capitale non vengono semplicemente “incassati”, ma rimangono investiti e generano a loro volta nuovi interessi.
Questo meccanismo, apparentemente lento all’inizio, accelera in modo impressionante con gli anni.
Per capirlo, niente è più efficace di un esempio concreto.
Luca vs Marco: chi vince? Il tempo.
Immagina due colleghi:
Luca
- Inizia a investire a 25 anni
- Versa 3.000 € all’anno per 15 anni, poi smette
- Totale versato: 45.000 €
Marco
- Inizia a investire a 35 anni
- Versa 3.000 € all’anno per 25 anni
- Totale versato: 75.000 €
Supponiamo un rendimento medio del 5% annuo (ipotetico ma realistico su orizzonti lunghi, al netto delle oscillazioni di mercato).
Entrambi arrivano a 65 anni senza toccare i soldi.
Il risultato è sorprendente:
- Luca avrà 219.218 €
- Marco avrà 182.739 €
Nonostante Marco abbia versato 30.000 € in più, finisce con 36.000 € in meno.
La differenza non la fa la quantità investita.
La fa la testa/pianificazione (iniziare prima), la pazienza (aspettare) e la disciplina (costanza nei versamenti).
Luca ha fatto lavorare gli interessi per tanti anni in più.
Marco ha provato a recuperare investendo di più, ma contro il tempo non si vince.
L’esempio dei loro figli: Claudio e Umberto
Per capire ancora meglio il potere degli interessi composti, immaginiamo che Luca e Marco siano appena diventati i papà di Umberto e Claudio e che vogliano mettere da parte dei soldi per i figli appena nati nell’ottica di utilizzarli in futuro per pagare loro l’università all’estero o per acquistare la loro prima automobile.
Claudio
- Il papà mette da parte 200 € al mese per 18 anni
- Totale versato: 43.200 €
- I soldi vengono tenuti su un conto senza rendimento (zero interesse)
Umberto
- Il papà mette da parte la stessa cifra: 200 € al mese per 18 anni
- Totale versato: 43.200 €
- Ma li investe con un rendimento medio annuo del 5%
Il risultato dopo 18 anni*
- Claudio ha: 43.200 €
- Umberto ha: 69.840,40 €
*Per semplicità di calcolo abbiamo tralasciato gli effetti dell’inflazione
A parità di sforzo, Umberto si ritrova con oltre 26.640,40 € in più, cioè quasi il 62% in più rispetto a Claudio.
Soldi che possono fare la differenza come dicevamo per l’università, un master, un’esperienza all’estero o l’acquisto dell’auto.
Questo accade perché ogni mese, oltre al capitale, lavorano anche gli interessi — che generano altri interessi — per 18 anni consecutivi.
La morale
- Prima si inizia, meglio è: anche cifre piccole diventano grandi se hanno abbastanza tempo.
- Il rendimento conta, ma meno del tempo: un 5% costante per 30 anni batte un 8% per soli 10 anni.
- La costanza vince: versare poco ma sempre è più efficace che versare tanto ma tardi.
- Gli interessi composti lavorano per te e lavorano da soli: basta non interromperli.
Nota Bene: la finanza e gli investimenti non sono “formule magiche garantite”: per pianificare al meglio il proprio futuro o quello dei propri figli è consigliato avere una padronanza della materia o affidarsi ad esperti di fiducia.
Contenuto a cura di: Edoardo Bettinetti, appassionato di investimenti e portafogli finanziari, founder di Cooabit