Quando arriva il momento di chiedere un finanziamento o un mutuo, una delle prime domande è sempre la stessa: meglio il tasso fisso o il tasso variabile?
Per molti la risposta sembra ovvia: “Il fisso è più sicuro”, “Il variabile conviene di più”.
In realtà la scelta è meno intuitiva di quanto sembri. E capire il funzionamento dei tassi può significare risparmiare soldi nel corso degli anni.
Chi decide i tassi?
I tassi di riferimento dell’economia europea vengono fissati dalla Banca Centrale Europea (BCE).
La logica è semplice:
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Se l’inflazione è alta → la BCE alza i tassi per rallentare i consumi.
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Se l’economia rallenta → la BCE abbassa i tassi per stimolare investimenti e credito.
Quando la BCE cambia i tassi, le banche adeguano di conseguenza i propri prodotti: mutui, prestiti, finanziamenti.
Tasso fisso: la scelta della stabilità
Con il tasso fisso, l’interesse resta identico per tutta la durata del finanziamento.
Vuol dire che:
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la rata mensile non cambia mai;
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sai esattamente quanto pagherai fino all’ultima rata;
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non corri il rischio che aumenti in futuro.
Esempio
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Finanziamento: 20.000 €
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Durata: 10 anni
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Tasso fisso: 4%
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Rata: 202 €
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Totale da restituire: 24.240 €
PRO
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Stabilità totale
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Ottimo per chi vuole pianificare senza sorprese
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Ideale se i tassi sono bassi
CONTRO
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Se i tassi scendono, tu continui comunque a pagare la rata più alta
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Spesso il tasso fisso è più costoso all’inizio rispetto al variabile
Tasso variabile: la possibilità di risparmiare (con rischio)
Con il tasso variabile, l’interesse cambia nel tempo.
La rata può salire o scendere in base ai movimenti dell’Euribor, l’indice che segue da vicino le decisioni della BCE.
Esempio
Stesso finanziamento: 20.000 € – 10 anni
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Tasso iniziale: 3% → Rata: 193 €
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Se l’Euribor sale al 5% → Rata: 220 €
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Se scende all’1% → Rata: 175 €
PRO
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Potenziale risparmio se i tassi scendono
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Parte spesso con un tasso più basso rispetto al fisso
CONTRO
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Le rate possono aumentare sensibilmente nel tempo
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Non adatto a chi preferisce una spesa certa e costante
Varianti del tasso variabile
Per chi vuole la flessibilità del variabile ma con un po’ di protezione esistono due soluzioni intermedie.
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Variabile con CAP: si definisce un tetto massimo, la rata può salire ma solo fino a un certo livello. È una sorta di “variabile protetto”.
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Variabile a rata costante: la rata resta fissa, ma cambia la durata del prestito. Se i tassi salgono, il prestito si allunga; se scendono, si accorcia.
Tasso misto: il compromesso
Il tasso misto permette di alternare tasso fisso e variabile in determinati momenti (ad esempio ogni 3 o 5 anni).
È pensato per chi vuole flessibilità senza rinunciare completamente alla stabilità.
Morale della storia
Il tasso fisso assomiglia a un abbonamento Netflix: sai quanto paghi ogni mese, punto.
Il tasso variabile è più simile al prezzo dei voli aerei: oggi conveniente, domani chissà.
La scelta migliore dipende da:
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la tua capacità di sostenere eventuali aumenti delle rate;
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la tua propensione al rischio;
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l’andamento previsto dei tassi;
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l’orizzonte del finanziamento (breve o lungo?).